A casa nostra, del vaso di azalea che troneggia in giardino se ne occupano solitamente altri, ma è un esemplare talmente splendido (quello che vedete nelle foto in questa pagina) che ho deciso di non restare più a guardare e di studiare un po’ questa specie. Del resto, con le sue fioriture spettacolari, l’azalea è capace di trasformare ogni angolo verde in un’esplosione di colore, guadagnandosi a pieno titolo il soprannome di “fiore della gioia”.
L’azalea appartiene al genere Rhododendron (famiglia delle Ericaceae) ed è un arbusto ornamentale originario di Asia, Europa e America del Nord. Molto diffusa in Cina e Giappone, dove adorna da secoli i giardini zen, in Italia è diventata il simbolo indiscusso della primavera.
Caratteristiche botaniche e varietà principali
L’azalea può essere un arbusto sempreverde o a foglia caduca, con altezze che variano dai 30 cm fino a superare i 2 metri. Le sue foglie sono piccole, ovali e di un bel verde scuro, mentre i fiori possono essere semplici o doppi, con colori che spaziano dal bianco al rosa, dal rosso al viola, fino all’arancio.
Tra le varietà più amate troviamo:
Azalea japonica: compatta e rustica, perfetta per siepi basse e aiuole.
Azalea indica: ideale per la coltivazione in vaso su balconi e terrazzi.
Azalea mollis: a foglia caduca, caratterizzata da fiori grandi e spesso profumati.
Il periodo di fioritura
Il momento magico dell’azalea coincide generalmente con la primavera, tra marzo e giugno. La fioritura è abbondante e i fiori possono durare diverse settimane. Esistono inoltre alcune varietà rifiorenti capaci di regalare una seconda fioritura in autunno.
Una bellissima azalea fiorita in primavera
Esposizione e clima ideale
Per far crescere sana la tua azalea, la posizione è fondamentale. Questa pianta predilige un’esposizione luminosa ma in mezz’ombra, evitando la luce solare diretta durante le ore più torride della giornata. Ed è proprio in una simile disposizione che cresce la nostra magnifica azalea in giardino! È importante proteggerla dal vento eccessivo e, nelle zone con clima molto rigido come le Alpi, è consigliabile pacciamare il terreno in inverno. Se coltivata in climi caldi, la protezione dal sole è vitale per mantenere il terreno fresco.
Il terreno perfetto e la concimazione
L’azalea è una pianta acidofila, il che significa che necessita assolutamente di un terreno leggermente acido (con un pH ideale tra 4,5 e 6,0), torboso e ben drenato. Se il terreno del tuo giardino è calcareo, è meglio optare per la coltivazione in vaso con un terriccio specifico.
Per quanto riguarda il nutrimento:
Somministra un concime specifico per acidofile ogni 15 giorni durante il periodo vegetativo (da marzo a settembre).
Puoi utilizzare concimi a lenta cessione in momenti chiave come febbraio, aprile e ottobre.
Sospendi le concimazioni in autunno inoltrato e inverno per permettere il riposo della pianta.
Un metodo casalingo per acidificare il terreno
I fondi di caffè sono un ottimo concime naturale per rendere il terreno più acido, ideale per le azalee, grazie al loro pH leggermente acido (circa 6.2) e all’apporto di azoto. Si possono spargere direttamente sul suolo o miscelare col terriccio, ma è bene usarli in quantità modesta, e asciutti per evitare muffe.
Ecco come puoi fare per acidificare con fondi di caffè:
Distribuzione diretta: Spargere una manciata di fondi di caffè secchi sulla superficie del terreno attorno alla pianta, interrandoli leggermente.
Miscela col terriccio: Creare un composto di terra e fondi, ideale per vasi.
Concime liquido: Mescolare 2 tazze di fondi di caffè in 3-5 litri d’acqua, lasciando riposare per 24 ore, e innaffiare con questa soluzione.
Miscela potente: Per un’azione più decisa, combinare i fondi di caffè con bucce di agrumi (arancia o limone), che aiutano ad aumentare l’acidità grazie all’acido citrico.
Innaffiatura: poche regole ma fondamentali
Le azalee amano l’umidità costante ma detestano i ristagni d’acqua, che possono causare marciumi radicali. Il terreno deve essere mantenuto appena umido, specialmente per le piante in vaso. Un consiglio prezioso: utilizza preferibilmente acqua piovana o decalcificata, poiché il calcare presente nell’acqua del rubinetto può danneggiare la pianta nel tempo (in particolare il calcare rende già basico, cioè meno acido, il terreno, e l’azalea predilige il terreno un po’ acido come abbiamo visto).
Potatura e manutenzione
L’azalea non richiede interventi drastici. La potatura va effettuata dopo la fioritura, principalmente per riordinare la chioma o rimuovere i rami secchi. È utile rimuovere regolarmente i fiori appassiti per stimolare la pianta a produrre nuova vegetazione.
Il nostro esemplare di azalea, in un vaso disposto in modo da avere una moderata esposizione al sole.
Malattie e parassiti da monitorare
Nonostante la sua robustezza, l’azalea può subire attacchi da parte di:
Funghi: come il mal bianco (oidio), la ruggine e il marciume radicale. Un problema specifico è la galla fogliare, che deforma le foglie in primavera e che va eliminata manualmente.
Insetti: afidi, ragnetto rosso, cocciniglia e la “cimice del rododendro” (lace bug).
Mantenere una corretta umidità ed evitare eccessi d’acqua sono le prime forme di prevenzione contro queste patologie.
Una nota sulla sicurezza di animali e bambini
L’azalea contiene sostanze chiamate grayanotossine (o andromedotossine) che la rendono tossica se ingerita in grandi quantità, potendo causare disturbi gastrointestinali o neurologici. Tuttavia, è bene moderare l’allarme: il sapore della pianta è naturalmente molto amaro, un fattore che solitamente funge da deterrente naturale scoraggiando animali domestici e bambini dal consumarne quantità significative. In ogni caso, per prudenza, resta consigliabile posizionarla dove non sia facilmente accessibile ai piccoli o ai cuccioli più curiosi
Curiosità e significati
Regalare un’azalea è un gesto carico di positività: nel linguaggio dei fiori simboleggia amore puro, fortuna e temperanza. Non a caso è una delle piante più regalate durante la Festa della Mamma, proprio per la sua associazione con la femminilità e la gratitudine. In Giappone, è considerata un simbolo spirituale ed estetico fondamentale dei giardini zen.
Un’altra curiosità riguarda il cosiddetto “miele matto”, prodotto principalmente in alcune zone della Turchia dove le api bottinano il nettare di azalee e rododendri. Poiché i fiori di queste piante contengono le già citate grayanotossine, queste sostanze passano direttamente nel miele, conferendogli proprietà alteranti e allucinogene che lo rendono noto fin dall’antichità. Sebbene possa avere utilizzi medicinali in alcune tradizioni e culture, questo miele è estremamente pericoloso se consumato senza cautela: l’elevata tossicità delle andromedotossine può infatti causare gravi reazioni organiche, meglio perciò evitare!
Capita proprio adesso, uscendo di casa nelle prime settimane di marzo, di essere colti come di sorpresa. Sì perché in questi giorni che anticipano la primavera sbocciano i primi fiori. E la cosa sembra così frettolosa, così inaspettata. Ma non dovevano spuntare tra qualche po’?, viene da chiedersi.
Invece sono proprio puntuali secondo i loro tempi. Ad aprirsi così presto sono i fiori dell’albicocco, e anche prima di loro le viole, con i giacinti inselvatichiti di un giardino incolto, e altre erbe dei campi, che molto spesso non sono degnate di molta attenzione.
In questo post ho raccolto qualche istantanea scattata qua e là, nell’orto, nel giardino e nei campi, una galleria di immagini per apprezzare la meraviglia della primavera che sta arrivando.
Per fortuna il tepore di mezzogiorno e del pomeriggio ha riscaldato qualche ape e altri insetti impollinatori, anche se non molti, che si sono visti ronzare attorno ai profumati fiori dell’albicocco, della foto qui sopra.
Ficaria Verna, o ranuncolo favagello.
Del ranuncolo favagello ho scritto qui, l’avevo già trovato l’anno scorso ma in un altro percorso campestre. Quest’anno ho notato con piacere che si è espanso altrove.
Di viole se ne trovano, come queste viole da giardino, e anche di colore leggermente diverso in luoghi più selvatici, nella foto sotto.
Questi bellissimi giacinti si trovano in un giardino incolto, una proprietà dimenticata e trascurata. Con la tenacia tipica delle piante bulbacee resistono alle erbe che sembrano soffocarli, ma loro le precedono fiorendo adesso, e poco importa se dopo verranno sommersi da cumuli di verde, perché la loro figura l’avranno già fatta.
Il tarassaco, comunemente detto dente di leone, non fiorisce certo soltanto in questo periodo, e se forse è meno nobile dei giacinti trovo pur sempre bello ammirare le rigogliose macchie di colore che offre con la sua ricrescita.
Adoro il basilico, non solo perché trasforma i sughi con la potenza del suo aroma inconfondibile, e perché è l’ingrediente essenziale del pesto ligure, ma anche perché simboleggia tutto ciò che è estate: il solleone, il caldo torrido, le vacanze!
Coltivare il basilico in vaso è non solo facile, ma spesso anche preferibile per averlo a portata di mano, magari proprio vicino a casa – come su un terrazzo –, a due passi dalla cucina, dove lo si può cogliere e usare immediatamente.
Qui vedremo come fare per avere un basilico rigoglioso, quali accorgimenti bisogna tener presenti contro i parassiti (le lumache!) e le poche cose che servono per coltivare il basilico in vaso.
Quando trapiantare il basilico
Il momento ideale per il basilico è quando comincia a fare tiepido-caldo. In gran parte d’Italia questo significa indicativamente tra aprile e maggio, quando il rischio di gelate è ormai passato. Nelle zone più miti si può iniziare anche prima, mentre nelle aree più fredde conviene attendere la tarda primavera.
Il basilico infatti è sensibile al freddo, specialmente quando le piantine sono ancora giovani: temperature sotto i 10–15 °Crallentano molto la crescita o possono danneggiare la pianta.
Il trapianto può comunque proseguire per tutta l’estate, se desiderate sostituire piante esauste o avviare nuove coltivazioni. In questo caso è importante proteggere le piantine appena trapiantate dal sole eccessivo dei primi giorni — ad esempio posizionandole in mezz’ombra — finché non si saranno ben adattate.
Come trapiantare il basilico in vaso
Troverete in commercio le piccole piantine di basilico nelle classiche vaschette. Scegliete un vaso (di coccio o di plastica) di diametro di almeno 20 cm, meglio se 25 o 28 cm.
In un buon volume di quel tipo potrete trapiantare anche 3 piantine di basilico insieme, disposte ai vertici di un triangolo e separate tra loro circa 10-15cm. Le piantine troppo fitte competono per luce e nutrienti.
Se avete vasi più piccoli, mettete una sola piantina di basilico per ciascun vaso.
Tipo di terreno adatto per il basilico
Il terreno sul fondo del vaso dovrebbe essere drenante, mentre potete utilizzare un po’ ciò che preferite per il resto del volume del vaso. Il basilico apprezza i terreni del suolo mediterraneo, quindi ben drenanti, ma cresce bene ovunque.
Sul fondo del vaso dunque potrete creare uno strato drenante con una composizione di argilla espansa o ghiaia (anche mischiate in parte a normale terriccio, non è obbligatorio uno strato interamente drenante), per evitare ristagni d’acqua, tra le principali cause di marciume radicale.
Esposizione al sole
Il basilico trova il suo habitat ideale tra mezz’ombra e pieno sole, dunque non abbiate timore di metterlo in una posizione ben illuminata.
Quando arriverà il periodo del caldo più intenso, mantenetelo sempre ben irrigato (annaffiando nelle ore del mattino e della sera, mai sulle foglie), e valutate eventualmente di proteggerlo nelle ore centrali (disponendolo in zone meno esposte) quando le condizioni di temperatura si fanno estreme, e se la pianta mostra segni di sofferenza, come lo schiarimento a chiazze delle foglie.
In generale, comunque, il basilico tollera bene la piena esposizione al sole.
Annaffiature
Mantieni il terreno costantemente umido ma non fradicio: in genere si annaffia quando il primo centimetro di terreno è asciutto.
In vaso il basilico può asciugarsi rapidamente – specialmente in estate – quindi controlla spesso l’umidità.
Raccogliere le foglie
Il basilico cresce velocemente se ben esposto e regolarmente annaffiato. Raggiunti circa 15-20 cm di altezza (in genere 3 o 4 settimane dopo la semina o il trapianto), potrete cominciare a utilizzare il vostro basilico, prelevando di tanto in tanto qualche sommità degli steli, che potrete tagliare con una forbice o staccandole con le dita.
Taglia sempre sopra un nodo (punto da cui nascono le foglie), così la pianta emetterà nuovi rami.
La raccolta dovrebbe essere graduale in modo da consentire a ciascuna pianta di rinnovarsi. In pratica: non fate una razzia totale di tutte le foglie, ma prendetene qua e là. Così avrete piantine che assicureranno una produzione durante tutta l’estate.
Far durare il basilico a lungo (e mantenerlo produttivo)
Il basilico è una pianta annuale: con l’arrivo del freddo tende naturalmente a concludere il suo ciclo, anche se ben curato.
Il basilico comunque non è una pianta “usa e getta”: con le giuste cure può continuare a crescere e produrre foglie per mesi. Il segreto è stimolare la crescita vegetativa ed evitare che la pianta vada rapidamente a seme.
Posto che le piante devono avere spazio e luce adeguati, e anche una innaffiatura costante e corretta, gli accorgimenti più importanti sono:
Raccolta regolare delle cime: tagliare le punte favorisce la ramificazione e rende la pianta più folta.
Rimozione dei fiori: la fioritura segnala alla pianta di aver concluso il ciclo (questo avverrà soprattutto da metà-fine estate); eliminarla mantiene attiva la produzione di foglie. Con queste attenzioni il basilico continua a emettere nuovi getti e può rimanere vigoroso per tutta la stagione calda, spesso rigenerandosi dopo ogni raccolta.
Come proteggere il basilico dalle lumache
Le lumache (in particolare le chiocciole, quelle col guscio per intenderci) sono tra i pochi veri nemici del basilico, soprattutto quando le foglie sono giovani e tenere. Possono rosicchiarle rapidamente, e lo scoprirete al mattino quando vedrete le vostre belle piantine piene di buchi sulle foglie.
Le lumache, infatti, non le vedrete facilmente perché compiono le loro razzie in orario notturno.
Io ho adottato un metodo manuale e indolore per prevenire le scorpacciate delle lumache a danno del mio basilico: prima di comprare il basilico faccio una campagna di perlustrazione del giardino, armato di guanti e un secchiello, in cerca di tutte le chiocciole che riesco a trovare.
Controllate lungo le mura del vostro giardino, in basso tra muro ed erba, ai piedi dei vasi e sotto il bordo dei vasi, controllate nelle zone esposte all’ombra e nelle zone più umide.
Usate sempre guanti spessi e aiutatevi con un bastone per spostare frasche e rovistare negli angoli più impervi.
Alla fine, le lumache non subiranno alcuna fine cruenta: verranno trasferite in aperta campagna, in un boschetto, o dove potranno trovare un ambiente per loro ricco di cibo e sicuro – ma lontano dal mio basilico!
Alcuni suggeriscono di spargere barriere naturali attorno al vaso (gusci d’uovo sbriciolati, sabbia grossolana) che rendano il passaggio scomodo ai molluschi. Non l’ho mai provato, in quanto mi pare una perdita di tempo e un metodo potenzialmente inefficace. In passato ho tentato di creare un vero fossato d’acqua (con un sistema di vasi e sottovasi): non ha funzionato, le chiocciole letteralmente navigavano coraggiosamente per raggiungere le ambite piantine di basilico!
In generale il metodo della perlustrazione e raccolta preventiva del vostro giardino è il più efficace. Conviene ripetere almeno una seconda perlustrazione, a distanza di una o due settimane dalla prima.
è l’inizio dell’ultima settimana di marzo, o detto in altro modo, la primavera è iniziata, e mi accorgo che le erbe osservate da mesi ai cigli delle strade e sugli argini non sono più soltanto macchie più o meno scure di verde – dal verde smeraldo al viridio e altre mille sfumature…
Sul Geranio minore, infatti, sono sbocciati dei delicati fiori rosa. Il Geranio minore, o geranio pusillum, o meglio ancora – come più mi piace chiamarlo – “Geranio selvatico” (ma non so se è un nome valido questo), è stata una delle prime erbe se non la prima che ho imparato a riconoscere, nella mia personale ricerca sulle erbe spontanee iniziata non molto tempo fa. Perciò questo Geranio occupa in un certo senso un posto speciale nella mia raccolta.
Ciò che ho notato è che il Geranio minore è forse poco appariscente, ma è molto diffuso. Cresce al bordo delle strade di campagna, nei campi, e forse meno negli orti. Ha una sua presenza costante, ma non direi che infesti i terreni.
I suoi fiori sono in modo analogo poco vistosi, di modeste dimensioni, e se non fosse che l’erba, intesa come quella moltitudine indefinita delle specie più varie, in genere non ha ancora raggiunto altezze sfacciate, il nostro geranio probabilmente scenderebbe un po’ in secondo piano.
Tuttavia è il contrasto che compensa questa sua modestia: il verde saturo e ombroso delle foglie, contro il rosa dei piccoli fiori che punteggiano quelle stesse macchie verdi… Così il Geranium pusillum non resta inosservato nei prati primaverili, specialmente là dove i prati non sono per niente ancora saturi di altre fioriture.
Riconoscere il Geranio minore
Riconoscerlo è facile grazie alle foglie, palmate e divise in parti. Ecco qualche foto:
geranio minore (geranium pusillum)
Dove si trova e come coltivare il Geranio minore
Il Geranium pusillum è una pianta annuale, cioè la troviamo durante tutto l’anno, non scompare in inverno. Una curiosità è che cresce in tutte le regioni italiane tranne che in Sicilia.
Già, e se volessimo addirittura coltivare o meglio far crescere questo simpatico geranietto, magari nel nostro giardino? Sinceramente, non ci ho mai pensato, perché la flora selvatica preferisco osservarla fuori, nel suo ambiente.
Però il geranio minore è talmente ubiquitario, che la sua caparbietà fa pensare non sia affatto difficile trapiantarne una piantina nel nostro giardino.
In quanto geranio, anche per lui dovremo scegliere un ambiente soleggiato, anzi molto soleggiato. Meglio in pieno sole. Credo però che gli faremmo un torto a metterlo in vaso.
Secondo me si presta come utile riempimento per angoli un po’ brulli, assolati e troppo spartani per altri tipi vegetali.
Questo è un geranio che ho scoperto mentre osservavo i fiori del suo simile, il geranio minore.
Infatti si somigliano molto, almeno nel fiore, che comunque in questo Geranium dissectum è di un viola più scuro, quasi un fucsia, rispetto al minore che è più sul rosa.
Curioso il nome, “dissectum”, comunemente anche detto “geranio sbrindellato”, ma si spiega facilmente guardando le foglie: divise in più appendici, quasi come dita sottili di mani altrettanto scheletriche.
Dove trovare il Geranium dissectum
Dettaglio di geranio sbrindellato, in particolare fiore e foglie durante la fioritura primaverile.
Lo si trova un po’ ovunque, lungo i bordi delle strade di campagna, e anche nelle prime avvisaglie dei centri urbani. Ma ho come la sensazione che questi simpatici geranietti, tenaci nella loro resistenza ad ogni clima, vogliano come mantenersi a una giusta distanza dai luoghi troppo antropizzati.
Non lo troverete perciò fare breccia nel cemento dei marciapiedi lungo la piazza del paese. Lì si abbarbicano solo erbe meno nobili, solo il senecio, il grespino e altre rosette basali tra le più popolari.
Il Geranio minore, il Geranio sbrindellato, sono invece erbe che vogliono rivendicare il loro essere membri del club esclusivo della campagna. Come guardiani di un confine certamente sbrindellato, come le sue foglie, ma pur presente e inequivocabile, questo Geranium dissectum guarda il sole in quella strada che gira attorno al paese, ma non vi entra ancora. Lì dovrete guardare per trovarlo.
I ravanelli (o rapanelli) rossi sono una coltura tipicamente primaverile: ad esempio potranno tranquillamente essere le prime verdure che semineremo nel nostro orto, se il clima è mite verso fine febbraio o tipicamente in marzo .
La loro rapidità di crescita poi ci permette di averli abbastanza presto, in poche settimane: diciamo in un mese circa avremo dei bellissimi e teneri ravanelli. La radice del ravanello è ciò che mangeremo, somiglia a una piccola rapa del diametro di pochi centimetri.
I ravanelli si mangiano crudi, dopo un’accurata lavatura, e conditi con olio sale e pepe ad esempio, da soli o in insalata.
Possono avere un sapore più o meno piccante. Un segreto per facilitarne la digeribilità e ridurre il gusto piccante – per chi non piace – è quello di pelarli, eliminando la buccia rossa prima di mangiarli.
I ravanelli, noti in botanica come Raphanus sativus, appartengono alla famiglia delle Brassicaceae, conosciuta anche come crucifere.
Le crucifere sono verdure dalle eccezionali proprietà nutritive, piene di sostanze utili alla nostra salute. Questa famiglia comprende ad esempio anche tutti i cavoli.
I ravanelli si distinguono per il loro colore vivace, spesso rosso o rosato, e per la polpa croccante, che offre un gusto fresco e leggermente piccante, con un aroma che richiama la terra.
Ricchi di acqua e con un basso contenuto calorico, portano in tavola una nota di leggerezza e un sapore deciso.
Dove coltivare i ravanelli
Scegliete un appezzamento di dimensioni modeste: infatti non sarà necessario un enorme estensione per i vostri ravanelli. Più importante della quantità di terreno è l’esposizione: scegliete una zona ben esposta al sole.
I ravanelli infatti avranno bisogno di tutto il tepore primaverile per spuntare e crescere bene e rapidamente.
Indicativamente, il terreno dovrebbe essere privo di eccessivi ristagni idrici, dunque un terreno ben drenato e anche non troppo compatto sarebbe ottimale. Ciò detto, la nostra esperienza ci dice che i ravanelli crescono un po’ ovunque, anche nei terreni meno eccellenti.
Come seminare i ravanelli
Con l’affacciarsi della primavera troverete in commercio – anche nei supermercati ormai! – le classiche bustine di semi di ravanelli.
semi di ravanello
I ravanelli vanno seminati direttamente in pieno campo, ossia in terra. Inutile infatti seminarli in vaso: non cresceranno bene perché hanno bisogno di spazio verso il basso per sviluppare la radice e la “rapa”, e poi crescono in fretta, vi daranno modo di raccoglierli e quando esauriti potrete ancora utilizzare l’area per altre coltivazioni tardo primaverili ed estive.
Il mio suggerimento è di preparare bene una striscia o una zona rettangolare di terreno, indicativamente un paio di metri quadri andranno bene.
Bisogna avere una particolare cura di dissodare e rendere soffice e il terreno: vangando o zappando a seconda delle necessità (un sereno già smosso ha bisogno in genere solo di una zappatura accurata), e dissodando bene le zolle in modo da frantumare i blocchi più grossi.
Potremo anche utilizzare un rastrello per rompere ancora di più le zolle rimaste, e livellare in modo uniforme la nostra area di orto dedicati ai ravanelli.
Fatto ciò, tracciare dei solchi con una paletta o una zappetta. Non devono essere troppo profondi. A seconda della dimensione della vostra area preparata, traccerete alcuni solchi alla distanza indicativa di 7-10 cm.
solchi per la semina dei ravanelli
Andrete poi a seminare i piccoli e tondeggianti semi di ravanello nei solchi, a distanze di un paio di centimetri l’uno. Tutti questi dati vanno presi con un po’ di flessibilità: il ravanello cresce facilmente anche in condizioni di “sovraffollamento”, tuttavia più saranno comodi e diradati tra loro, più eviteremo che marciscano e faciliteremo invece la loro crescita.
semi di ravanello disposti nei solchi
Ricoprite quindi i solchi sminuzzando a mano le zolle laterali e ridistribuendo gentilmente con un rastrello i colmi di terra a fianco dei solchi stessi. Volendo si può anche pressare con moderazione, con una vanga ad esempio, il terreno, in modo da compattare la superficie.
ricopriamo i semi con la terra aiutandoci con un rastrello
La semina dei ravanelli ha bisogno di un minimo di pazienza, prendetevi il tempo di distribuire i semini con le mani come dicevo quasi uno per uno. In fondo, non sarà un’operazione lunga: la vostra aiuola al più sarà grande un paio di metri quadri.
L’alternativa alla semina in solchi è la semina a spaglio: ossia gettando i semi a manciate sul terreno dissodato, per poi ricoprire con uno straterello di terra il tutto. La semina a spaglio è senza dubbio una possibile alternativa per i ravanelli, avrete soltanto poi un risultato più variabile con zone di maggior presenza o densità di piantine, ed altre più diradate.
Concimazione per i ravanelli
Una semplice moderata concimazione organica può essere di buon aiuto alla crescita rigogliosa dei ravanelli. In genere non è necessario grandi concimazioni.
Un segreto utile per risparmiare e ottenere comunque una buona concimazione è quella di utilizzare gli scarti vegetali, i cosiddetti umidi, che si producono in casa, e utilizzarli nel nostro orto. Se volete impegnarvi in questa piccola ma utile opera di riciclo, la raccomandazione è di utilizzare solo ed esclusivamente scarti vegetali (no carni e altri umidi organici), e sotterrarle nel vostro orto. Questa operazione condotta dall’autunno all’inverno ad esempio, vi garantirà una concimazione naturale.
Crescita dei ravanelli e raccolta
I ravanelli danno gran soddisfazione a chi coltiva l’orto perché sono rapidissimi a spuntare e a crescere. Con il clima favorevole, magari aiutati da una pioggerella primaverile, provvidenziale se avviene appena dopo al semina, in una settimana soltanto vedrete spuntare piccole piantine di ravanelli dotate di una paio di foglioline.
dopo una settimana dalla semina sono nati i ravanelli
Entro venti giorni – un mese avrete sicuramente l’opportunità di raccogliere i primi ravanelli del diametro utile ad essere mangiati. Già i piccoli ravanelli di un centimetro e mezzo o due di diametro saranno teneri e gradevoli da mangiare.
In generale, più sono freschi e teneri più li apprezzerete.
Facile individuare quando i ravanelli sono pronti: con il terreno umido, tastate delicatamente alla base del gambo, se sentite sotto terra la forma tondeggiante di una piccola rapa, provate a tirare su la piantina.
Ravanelli dal centimetro e mezzo di diametro in su sono ottimi.
Talvolta il rosso della “rapa” è anche ben visibile scostando el foglie quando emerge lievemente dal terreno.
Un bel ravanello precoce dalla dimensione giusta per essere mangiato – coltivare i ravanelli rossi nel nostro orto vedrete è facile!
Quando è il momento di disfare l’aiuola di ravanelli
Il ravanello poi vi accorgerete che dopo un po’ di tempo comincia a crescere “eccessivamente”. Infatti, l’obiettivo naturale delle piantine è sviluppare un fiore e andare in semenza. I ravanelli così cresciuti non sono più gran che buoni: troppo piccanti e amarognoli, perdono in freschezza, diventano duri, la parte iniziale del gambo diventa rossa e legnosa, le foglie si sviluppano in altezza.
Inutile allora a questo punto mantenere l’aiuola di ravanelli. Tirate su tutto e buttateli, magari facendo una bella buca altrove e sotterrando i ravanelli orma andati in semenza. Così concimerete una zona di orto.
Se volete nuovi ravanelli, non farete altro che seminarli ancora, magari in un quadratino diverso del vostro orto, sempre però nella finestra utile dei mesi primaverili o massimo massimo a inizio estate. Ma i ravanelli estivi vedrete che cresceranno meno bene di quelli di primavera.
Il ravanello infatti prospera con il clima mite primaverile, e dà il meglio di sé proprio in quel periodo: con rape tenere e saporite senza diventare dure e eccessivamente forti. D’estate invece la pianta cerca subito di andare in semenza.
Potreste pianificare unasemina e quindi una raccolta a scaglioni ad esempio seminando nuovi ravanelli mentre i primi stanno crescendo: per esempio a distanza di due o tre settimane, o anche un mese, dai primi che avete seminato.
Irrigazione dei ravanelli
La necessità di irrigare i ravanelli è molto variabile. Spesso non è nemmeno necessario dare acqua ai ravanelli, nemmeno al momento della semina. Infatti, il clima umido primaverile dovrebbe garantire un apporto di piogge occasionali adatto a fornire l’acqua necessaria ai ravanelli.
Valutate voi: se la primavera è normalmente variabile, con le tipiche piogge ogni due o tre giorni, e il terreno rimane umido e scuro, almeno al di sotto della crosticina superficiale, potrete non innaffiare i ravanelli.
Viceversa un periodo meno piovoso, tanto da rendere la terra troppo secca e dura, dal colore grigio anziché scuro, sarà un segnale di necessità di irrigare i vostri germogli. In tal caso, una buona annaffiatura ogni due giorni, con un annaffiatoio a doccia, andrà più che bene.
Malattie e parassiti del ravanello
Sinceramente sono piante resistenti e dotate di buone difese dai parassiti e malattie. Occasionalmente troverete qualche rapa forellata dal lavorio di versetti o minuscoli parassiti, ma accade di più quando i ravanelli sono ormai cresciuti troppo.
Date acqua il giusto, evitate la marcescenza e l’eccessivo ristagno. Il terreno deve essere sì umido e scuretto, ma non grondare acqua in ogni momento. Questo favorirà la naturale crescita sana dei ravanelli.
Prosegue con un ritmo abbastanza intenso la semina primaverile nell’orto. Marzo è proprio il momento in cui tante verdure vanno seminate e trapiantate, e ancora di più lo sarà nelle prossime settimane, e fino in aprile ancora si continuerà man mano a trapiantare con il riscaldarsi del clima.
Oggi ci abbiamo proprio dato dentro: per prima cosa son state messe in terra una quindicina di patate, del tipo a pasta gialla ma con la buccia rossiccia. Abbiamo scelto una disposizione inedita, lungo il lato lungo, in quello che un tempo era il fosso, ma che si è nel tempo riempito e ormai è semplicemente il lato nord del terreno, sempre poco sfruttato e pieno di erbe.
Poi, dissodata un’area tra le tante ancora libere, abbiamo interrato circa un’ottantina di cipolle rosse. Ne avanzano ancora una trentina di bulbi, ed è probabile che troveranno posto anche loro nella zona del fosso, magari più in là.
Per ultimo abbiamo trapiantato sei piantine di cavolo cappuccio, che è uno dei pochi cavoli adatti ad essere messi a terra nell’orto di questa stagione.
Devo dire che è stato un buon allenamento, ci abbiamo impiegato un buon paio d’ore a fare tutto, senza fretta. Del resto, se si andasse veloci non si riuscirebbe a concludere niente: è incredibile quanto sia faticoso lavorare la terra, e il segreto è lavorare con costanza, senza movimenti bruschi che stancherebbero i muscoli senza alcun vantaggio.
Eccomi qua, dopo solo una settimana dalla semina, e grazie anche a un paio di giorni di generose piogge primaverili, stamattina uno sguardo all’orto ci ha fatto notare con piacere che sono già spuntati ravanelli e insalata.
Si tratta di germogli di pochi millimetri. Ma è il segnale che l’orto è cominciato, la stagione è quella delle semine e dei lavori ormai quotidiani per pianificare la produzione primaverile ed estiva.
Farà ancora freddo specialmente al mattino, perciò non bisogna ancora fare trapianti troppo coraggiosi: meglio stare su colture il cui seme può rimanere per un po’ ancora sottoterra, come cipolle patate, eventualmente piselli e legumi vari.
L’aglio è un ortaggio straordinario. Conosciuto e stimato fin dall’antichità, negli usi popolari è ben noto non solo come alimento in cucina – infatti trova posto in moltissime ricette – ma anche per le sue proprietà antisettiche e benefiche.
Ecco perché allora l’aglio è indispensabile in un orto. E non è nemmeno di difficile coltivazione. Una piccola aiuola, due o tre filari di aglio, sono sufficienti per il fabbisogno di una famiglia. In più, l’azione antiparassitaria dell’aglio proteggerà da tanti parassiti le colture che gli stanno intorno.
Vediamo allora come fare per farlo crescere. Per vostra informazione, l’aglio che coltiviamo negli orti ha il nome scientifico di Allium sativum, pianta bulbosa che appartiene alla famiglia delle Liliacee.
Quando piantare l’aglio
L’aglio ha una crescita piuttosto lunga. Lo vedremo crescere nel nostro orto diversi mesi, mentre accompagna tutto il ciclo invernale e primaverile, per essere colto poi d’estate.
Ci sono due momenti in cui si può seminare l’aglio – o per meglio dire: piantare l’aglio, perché il metodo più semplice è quello di interrare gli spicchi (detti anche bulbilli) prendendoli direttamente da un capo d’aglio.
In genere per la semina andrete dai negozianti a comprare proprio degli agli già formati, degli agli interi, e aprendoli andrete poi a interrare i vari spicchi. Oppure, se vi avanzano dei capi d’aglio vostri, dell’anno precedente, potete usare quelli. Dopo un paio di anni però e meglio andare a comprare dell’aglio nuovo da semina, perché questa riproduzione in proprio tende a esaurire le forze dei vegetali.
Ad ogni modo, i due momenti in cui piantare l’aglio sono o in pieno autunno, tipicamente in ottobre o novembre, oppure a fine inverno, per esempio a febbraio o inizi marzo.
Se lo pianterete in autunno è meglio: crescerà più forte, temprato dal gelo invernale, dalla neve e dalle piogge. Non abbiate timore, è fatto apposta per sopportare i climi rigidi e le intemperie, come tutte le colture che prosperano sottoterra l’aglio è protetto dal gelo.
Se viene messo in terra in tardo inverno o inizi primavera può comunque fare una buona riuscita. Non è raro che certi ortolani mettano giù un po’ di aglio nei mesi freddi, e un altro po’ quando inizia a intiepidirsi, a seconda delle esigenze o delle preferenze.
Diciamo poi che questa doppia opportunità dell’aglio consente di far fronte a eventuali problemi: se non dovesse venire bene l’aglio invernale – e ve ne accorgete se appunto a fine inverno lo vedete particolarmente emaciato, giallognolo e poco vigoroso – si può sempre riprovare dopo.
Piantare (o “seminare”) gli spicchi d’aglio
Quale terreno scegliere per l’aglio. L’aglio teme soprattutto una cosa: l’eccesso di acqua. Sarebbe bene allora individuare subito dove è meglio non seminare l’aglio: non in terreni che tendano al ristagno d’acqua, e non in zone a prevalenza di ombra come può essere per esempio vicino a un albero da frutto che fa da intermezzo all’orto.
Meglio allora scegliere per l’aglio un appezzamento ben aerato e soleggiato, in un terreno smosso e poco argilloso (almeno in superficie).
Sarà utile poi pulire periodicamente dalle erbe gli spazi tra le file della nostra aiuola d’aglio. Un’operazione questa che richiede una certa pazienza, da fare a mano, con cura di non strappare assieme all’erba anche qualche foglia o piantina d’aglio.
Concimazione del terreno. Non è poi così necessario, dato che l’aglio sfrutta bene anche terreni un po’ scadenti e poveri. Si può arricchire nel momento della semina il terreno con qualche concime granulare che dà un po’ di elementi utili. Invece lo stallatico o concimi umidi vanno usati con parsimonia.
Esempio di semina di aglio rosso. Visibile anche il concime granulare utilizzato al momento della semina.
Come piantare gli spicchi. Come già accennato, per seminare l’aglio occorre aprire ciascun capo d’aglio e separarne gli spicchi. Andremo poi a posizionare ciascuno spicchio, intero senza rimuovere la sua cuticola o pellicola, “in piedi” o comunque in verticale nel terreno. Non coricato o capovolto: dritto come l’avete separato dal capo d’aglio.
Non è necessario conficcarli in profondità. Fate un solco con la zappa. A mano poi andrete a ficcare ciascuno spicchio.
Una distanza ragionevole può essere di 15 cm tra ciascuno spicchio della fila. Si raccomanda di mantenere una distanza maggiore tra le file, sui 30 cm, in modo da assicurare una buona aerazione e agevolare la pulizia e consentire eventualmente di zappettare con strumenti di piccolo calibro.
A che profondità va messo nel terreno? Non eccessiva. diciamo che gli spicchi possono anche tranquillamente avere la sommità che sbuca leggermente dal terreno, una volta ricoperti.
Il passo successivo è infatti quello di ricoprire gli spicchi interrati, e consiglio di farlo direttamente con le mani, sbriciolando le zolle che si trovano a fianco dei solchi. Così facendo andremo a coprire con un soffice strato di terra i nostri piccoli spicchi. Si può anche convogliare con una zappa, con molta gentilezza, la terra dalle sponde fino a ricoprire appunto i solchi che ospitano gli agli. Non è necessario e anzi è sconsigliato pressare il terreno o creare uno spesso strato di terra sovrastante l’aiuola.
Irrigazione dell’aglio
In genere l’aglio non va irrigato. Ci pensano le piogge a fornire un naturale apporto idrico all’aglio, pianta amante del secco.
Però, le stagioni sono ormai molto diverse dalla regolarità di un tempo, e un terreno particolarmente duro, soprattutto in fase di crescita dell’aglio, potrebbe limitare la dimensione dei nostri agli. Meglio allora ogni tanto spruzzare un po’ di acqua in modo da umidificare la superficie dell’aiuola.
Ma in ogni caso bisogna evitare di annaffiare l’aglio nelle settimane prima della raccolta, che come vedremo è tipicamente a giugno. Dunque almeno un mese prima, sospendere ogni annaffiatura. Questo è essenziale per evitare di trovarvi con buona parte degli agli marci quando li andrete a cavare dal terreno.
Talli e inflorescenze
L’aglio ha un segreto che forse chi non è pratico di orti non sa: produce un’altra parte aerea commestibile e buonissima! Si tratta del tallo: il germoglio dell’aglio. In pratica vedrete spuntare dal gambo, in alto, una sorta di germoglio che si protende in verticale, un poco ritorto, con l’estremità appuntita.
Quando vedrete i talli dei vostri agli, la cosa più utile che dovrete fare è coglierli (adesso vi dico come) e… mangiarli! Sì perché previa bollitura e passaggio in padella, i talli sono una prelibatezza.
Il tallio in pratica è ciò che precede l’inflorescenza dell’aglio.
Toglierlo è anche utile alla pianta. Meglio evitare infatti che l’aglio vada a fiore: tutte le energie del bulbo andrebbero nel fiore, rendendo di fatto il bulbo esaurito.
Se non vi interessa mangiare i talli potete semplicemente tagliarli e buttarli via. Ma vi assicuro che sono eccezionali. Non sanno per nulla di aglio, ne conservano vagamente un aroma molto delicato.
Cogliere i talli. Il modo migliore per coglierli è sfilarli in verticale dal gambo. Per assicurarvi di non tirare su involontariamente anche tutta la pianta, con una mano tenete fermo il gambo in basso verso il terreno, con l’altra sfilate il tallo. Può essere che ci voglia una certa forza, e spesso i talli si spezzeranno. La parte più buona e tenera, che mangerete, è quella verso il basso, verso il gambo.
Raccolta e conservazione dell’aglio
Quando raccogliere l’aglio. Secondo la tradizione l’aglio si tira su a giugno, in particolare nella giornata del 29 giugno, il cui santo del giorno è San Pietro.
Cavare su l’aglio per San Pietro è una tradizione delle terre contadine. Tuttavia si può dire che questa data va bene più come indicazione generale di massima che come regola ferrea. La stagione è quella, il pieno dell’estate, ma ci possono essere delle ragioni per anticipare ad esempio la raccolta, o forse (ma meno frequentemente) per posticiparla.
Infatti, prestate attenzione al meteo: se per fine giugno si prevedono temporali o piogge torrenziali, e se il vostro aglio è già bell’e che secco, non aspettate, anticipate la raccolta! Eviterete che la troppa umidità di un terreno alluvionato possa far marcire i bulbi.
come coltivare aglio
Più di tutto infatti a segnalare il momento della raccolta è la secchezza della pianta di aglio. Il fusto sarà color paglia, le foglie un tempo verdi e turgide sembrano carta secca e ruvida. Un aglio in queste condizioni è perfetto per essere raccolto!
Nulla vi vieta di cogliere un aglio ogni tanto anche prima della raccolta vera e propria, per esempio se volete provare a utilizzarlo in qualche sugo o altra ricetta. Sarà un aglio più giovane, fresco e umido, con un aroma meno intenso forse.
Viceversa – ma questa evenienza è ormai più rara, con le estati torride e precoci che ci ritroviamo – una stagione estiva particolarmente umida e piante ancora verdi potrebbe segnalare l’utilità di ritardare un poco, verso luglio, la raccolta.
Come raccogliere l’aglio. Se è il momento opportuno, avrete un aglio bello secco e un terreno altrettanto secco e piuttosto duro. Vedrete allora che cercare di strappare gli agli tirandoli per il gambo non funziona: si strapperà il gambo e il bulbo rimarrà nel terreno. Bisogna allora aiutarsi con una vanga: con cautela e stando a una mezza distanza dal bulbo, per evitare di tagliarli, sollevate le zolle. In questo modo andrete a rompere il terreno altrimenti troppo compatto in superficie, e i vostri agli potranno essere sfilati interi con tanto di gambo.
Prestate attenzione e ripercorrete la vostra aiuola: capita spesso di dimenticarsi qualche gambo in terra, anche perché alcune piante nel processo di maturazione e man mano che seccano tendono a perdere le foglie, e sembrano scomparire dal vostro appezzamento di terreno. In realtà ci sono, ben nascosti, ma perfettamente utili e buoni.
Vediamo ora come asciugare e conservare gli agli appena colti.
Come conservare l’aglio
Il primo passo: asciugatura. Appena raccolti gli agli saranno molto odorosi e soprattutto umidi. Bisogna far si che perdano quella eccessiva umidità prima di riporli per la conservazione. In genere è sufficiente disporli su una cassetta o un graticcio, meglio se sollevato da terra, ed esporli al sole. Il tempo di esposizione può variare e dipende anche dal clima: ad un sole cocente di località mediterranee un giorno o anche un pomeriggio possono bastare a disseccare le piante. Nel continente umido, ma pur sempre torrido d’estate, da uno a tre giorni, eventualmente avendo cura di ritirare durante la notte le cassette, possono essere un buon criterio.
Legare gli agli in mazzetti o trecce. Successivamente, si consiglia di non recidere i gambi almeno per un buon 30 cm e sfruttare il loro fusto per raccoglierli in mazzetti da 5-7 teste d’aglio l’uno. Questi mazzi poi potranno essere appesi in un luogo areato e asciutto. Tali caratteristiche dovrebbero essere mantenute il più possibile anche nei mesi umidi e invernali.
La tradizione di conservazione dell’aglio è un’arte che varia da regione a regione. Per esempio si vedono le classiche trecce di agli uniti da mani esperte in molti paesi. Ogni modalità di disposizione è valida per la sua conservazione, purché appunto poi lo si metta in un luogo idoneo e non bagnato.
L’aglio se ben conservato durerà naturalmente per mesi. In autunno farà il butto, ossia cercherà di germogliare. E questo è il segno che vorrebbe tornare in terra per formare un nuovo aglio.
Coltivare l’aglio in vaso
Sembra che sia possibile, ma noi non ne abbiamo esperienza. Raramente gli ortaggi vengono meglio in vaso che non in terra, o come si dice, in pieno campo.
La natura libera e resistente dell’aglio vuole essere priva dea vincoli di un vaso che lo possa cingere e limitare nel suo spazio vitale.
Il posto ideale dell’aglio è il terreno.
Malattie o problemi dell’aglio
Sinceramente, credo che siano rari i nemici dell’aglio. La sua forza e i principi attivi che contiene come l’allicina gli garantiscono una certa immunità dai parassiti.
Occasionalmente potreste trovare alcuni dei vostri agli intaccati da una qualche larvetta. Ma raramente tutto un bulbo è da buttare, e troverete che ad essere intaccati sono solo uno o pochi spicchi.
Certo poi è da evitare il più possibile la marcescenza, l’umidità, e le conseguenti muffe che possono colpire qualunque ortaggio troppo soggetto a condizioni di potenziale macerazione.
Alcune varietà di aglio
La varietà di aglio che preferiamo nel nostro orto è l’aglio rosso. Si tratta di un aglio nello forte e resistente. Si chiama “rosso” perché ha uno strato della buccia rossastro o violaceo, ma dentro è del normale colore avorio di tutti gli agli.
Il più comune e altrettanto valido è poi l’aglio bianco. ha un buon rendimento, produce bulbi di dimensioni considerevoli. La varietà piacentina è forse tra le più rinomate.
Proprietà dell’aglio e notizie storiche
Ormai ubiquitario, cioè presente dappertutto, sembra che l’aglio abbia origine in Asia, per poi essersi diffuso rapidamente nel bacino Mediterraneo. In ogni caso l’uso e la coltivazione dell’aglio è antico, e dura da almeno 5000 anni. Era infatti ben noto a Sumeri, Egizi e poi ai Romani.
L’aglio comune, quello che si coltiva negli orti, ha un bulbo composto da diversi spicchi (generalmente 6-12), avvolti da una sottile pellicola che come già accennato può essere bianca o rosata, a seconda della varietà.
Abbiamo citato en passant l’allicina, una molecola dalle proprietà battericide contenuta nell’aglio, che è una delle sue più portentose doti possedute da questo ortaggio fondamentale.
Inoltre ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, tanto da essere usato tradizionalmente contro raffreddori e infezioni varie.
In cucina è un ingrediente versatile: crudo aggiunge sapore intenso a salse e condimenti, mentre cotto diventa più dolce, perfetto per arrosti, zuppe o pesti.
Possiede anche componenti solforose, che assieme all’allicina contribuiscono al caratteristico odore e sapore dell’aglio.
Faccio questo post per annotarmi le prime semine, così mi rendo conto meglio di quanto tempo ci vorrà prima che spuntino.
Due bei lunghi solchi per i ravanelli, o rapanelli, rossi. Di solito sono precoci a germogliare e penso che in una decina di giorni o anche meno li vedrò spuntare.
Per l’insalata da taglio abbiamo riservato un rettangolo vicino all’origano. Sarà una lotta con le lumache che si nascondono nel fosso e tra il ribes e il rosmarino.
I semi li disponiamo a mano, uno per uno i ravanelli, e più grossolanamente per la lattughina. Tant’è che per la lattuga si dice anche di seminarla “a spaglio”, cioè gettando i semi a mano senza andare troppo per il sottile. Ad ogni modo, ne abbiamo fatto alcune file e distribuito i semi con cura.
Ho ritrovato delle buste di semi delle stagioni passate dimenticati nell’armadio. Alcuni erano scaduti, ma tra quelli in teoria ancora validi c’era una busta aperta di tagete. sono fiori odorosi che dovrebbero scacciare i parassiti. Abbiamo dissodato una striscia di fosso, e provato a seminare anche loro, vedremo se verranno su!